29 novembre 2014

La gente si innervosisce per tante ragioni, dipende dal contesto (cit.)


Qualche anno fa -precisamente nel 2007- durante un viaggio in treno ero decisamente preso dalla lettura di un testo consigliatomi da un carissimo amico. La pubblicazione mi fece ragionare sulla più classica delle figure retoriche: due facce della stessa medaglia.

Se ci pensate, ogni momento / comportamento / oggetto / strumento / discorso / etc può essere analizzato sotto diversi punti di vista: riflettendoci, ogni cosa presenta mille o più sfaccettature.

Il testo si intitolava The Dark Side of Google, potete liberamente scaricarlo da qua.
Non potrebbe essere più attuale.

Anche la precedente frase che ho scritto è interpretabile in almeno due modi differenti, ma il senso che dovete dargli è che oggi (come nel 2007) l'operato di BigG può essere indagato sotto diversi punti di vista.

Qualche giorno fa, il Parlamento Europeo ha votato una mozione -non vincolante- per la separazione delle attività "motore di ricerca" da quelle "commerciali connesse all'attività dell'utente".

Non sono una cima in Economia et similaria, ma la votazione in favore di una risoluzione che chieda all'Autorità Antitrust di prendere in esame la suddetta separazione, per quanto assurda possa sembrare, non è del tutto basata su aria fritta.

La mozione, ovviamente, non è specificatamente pensata contro Google, per lo meno non esplicitamente: essa vale per qualsiasi azienda che fa delle ricerche sul web -pensate a Bing o Yahoo!- il core business per finanziare tutte le altre proposte commerciali.

Ma è proprio qui l'inghippo: BigG conta il 90% delle ricerche online, per lo meno in Europa. In pratica, chiunque effettui una ricerca sul web 9 volte su 10 utilizzerà Google Search!



A Mountain View i guadagni maggiori provengono proprio dalle ricerche on-line tramite i risultati sponsorizzati. Oppure dall'utilizzo per fini commerciali delle informazioni ottenute agglomerando i dati delle ricerche. O, ancora, alcuni servizi come YouTube e Play (che offrono opzioni a pagamento), Maps, etc... possono avere più visibilità rispetto a quelli della concorrenza grazie anche a strumenti come il Knowledge Graph.

Per l'utente finale comodità e facilità d'uso di tutti questi servizi sono decisamente un plus. Ma un mercato, che fa della libera scelta ed auto-regolazione due dei principi cardine, richiede che le persone possano cambiare facilmente il fornitore di un servizio in base a qualità e convenienza economica dello stesso.



Insomma, senza farla troppo lunga, la posizione dominante di Google come motore di ricerca non fa bene alla concorrenza. Ma non si parla di concorrenza delle ricerche online. Non fa bene per quella degli altri servizi commerciali che la stessa azienda offre ai propri utenti, sfruttandone le ricerche sul web.

Infatti, è ovvio che, se volessimo, potremmo liberamente scegliere di usare Bing, Yahoo! o, magari, DuckDuckGo. Ma il punto non è questo.

Nel libro di cui vi accennavo si afferma che Google ci conosce meglio di quanto noi sappiamo di lui.
E infatti, accedendo ad alcune pagine -non sempre immediatamente raggiungibili o conosciute dai più- fornite dalla stessa azienda, fa una certa impressione vedere cosa lui sappia di noi.

Io sono un utente esperto, mangio e parlo di tecnologia quotidianamente, e ritengo di essere in grado di decidere cosa è meglio per me e come comportarmi nelle varie situazioni.

Ma è importante sottolineare che le leggi servono per tutelare le persone. Tutte le persone.



Quest'estate, raccontandovi le mie impressioni sul Google I/O, avevo già accennato al fatto che Android (e con esso Google) è ormai ovunque: nel nostro smart-phone, sul nostro computer o tablet, al nostro polso, in automobile, è già nel nostro termostato ed in futuro, chissà, anche nel frigorifero o nello scaldabagno.

Non c'è niente di male in tutto questo, l'importante è esserne consapevoli.
Ed è questa che dovrebbe essere, per me, la motivazione dietro una mozione parlamentare. Ma, probabilmente, quella votata in questi giorni è stata spinta principalmente da fini economici o politici. Non è certo la prima volta che l'EU si scagli contro colossi e multinazionali in posizioni dominanti (o contro Google stessa) e che cerchi di regolarne l'operato.

Sicuramente meglio di niente (o quasi).
L'Antitrust è un ente "separato" dalla macchina della politica e chiaramente può accogliere la richiesta -e fare qualcosa- oppure no, essendo la stessa mozione non vincolante. E intanto tutti i vari motori di ricerca possono cominciare a pensare ad un escamotage che li possa mettere meno in cattiva luce agli occhi dei nostri governatori, oltre che iniziare a rispettare tutte le normative decretate.



Ma solo al Parlamento Europeo i monopoli non piacciono?

Mozilla ha festeggiato da poco i 10 anni dalla nascita della fondazione. E allo stesso tempo è terminato anche l'accordo decennale con Google per l'utilizzo del motore di ricerca di BigG come predefinito nel browser Firefox.

Con una mossa a sorpresa, l'ente ha annunciato che per i prossimi anni la barra di ricerca presente all'interno di Firefox punterà ai servizi di Yahoo! (per lo meno in USA, in altri mercati è consigliato DuckDuckGo). La via intrapresa non riguarda però solo una funzionalità, è ovviamente una scelta di business.

Quando Mozilla fu fondata, una delle motivazioni che ne aveva spinto la nascita era la lotta al monopolio di quegli anni di Microsoft sul web: Internet Explorer aveva cancellato Netscape dalla scena mondiale, e l'azienda stessa non poteva competere con il gigante di Redmond.

L'idea fu quella di creare un ente no-profit che si impegnasse per l'open Internet -ve ne ho parlato velocemente in un articolo recente-. E con una mossa un po' azzardata per l'epoca, un nuovo browser, Firefox, fu rilasciato con licenza open-source.

Inutile dire che cambiò le carte in tavola.

Oggi il monopolio non si chiama più Microsoft, ma Google.
La chiusura del cerchio.



E voi che cosa ne pensate di tutta questa storia?

Dal canto mio posso dirvi che anche altri player si stanno muovendo per affrontare la questione (vedi Canonical o la start-up Jolla). Ed io nei prossimi giorni tornerò sicuramente sull'argomento.


Ma non voglio anticiparvi nulla!
A presto!